Simona De Giorgio: “Nuova impresa per la crescita economica del territorio”

Simona De Giorgio: “Nuova impresa per la crescita economica del territorio”

 

Torino è una città ibrida e molto stimolante ma anche una città che può e deve, attraverso lo sviluppo del tessuto imprenditoriale, ridare dignità al lavoro. Per questo è necessario un confronto aperto in grado di rafforzare quanto in questi anni è stato creato ma anche aprire a nuove progettualità. Di questo tema, si occupa Simona De Giorgio, laurea in Scienze Politiche, master in marketing strategico e gestionale e in professioni digitali, che da anni lavora e guarda con particolare attenzione allo sviluppo delle idee imprenditoriali. Un’attività che richiede la conoscenza e l’analisi del territorio e delle sue potenzialità.

Come nasce nuova imprenditorialità?

Nella mia esperienza di accompagnamento alla creazione d’impresa ho potuto constatare quanto la corretta informazione sulle procedure da attivare e una adeguata formazione, siano un binomio imprescindibile. Rispetto all’informazione, esistono sul nostro territorio enti che erogano questo tipo di servizio. Ma è necessario che se ne conosca capillarmente la presenza e che ci sia un raccordo più integrato tra le diverse realtà, nell’ottica di offrire un concreto supporto a chi ha necessità di sapere. Se questo avviene, si genera un vantaggio in termini di crescita del territorio. Quanto alla formazione, è sicuramente un elemento strategico per il neo imprenditore, perché consente di affrontare in modo consapevole la vita dell’impresa, dalla sua nascita fino all’apertura ai mercati internazionali. Quest’ultima dimensione, particolarmente importante, richiede, infatti, una puntuale conoscenza delle altre economie e delle dinamiche che le governano. Inoltre, si sta sempre più affermando un elemento tanto informale quanto strategico che caratterizza la nascita e anche la tenuta di nuove imprese: si tratta della rete, dei contatti, delle relazioni con le persone e con il web, a vantaggio della conoscenza e della condivisione. Senza sottovalutare tutto il resto, credo sia il vero punto di forza in un’analisi strategica di un’impresa. Ma nuova imprenditorialità nasce anche dalle opportunità che offre il territorio…

Cosa offre il territorio di Torino?

Torino è oggi “città aperta” che insegna come la trasformazione sia la carta vincente. Pensate a come è cambiata, a livello urbanistico, demografico, produttivo. È in atto un forte ripensamento dei luoghi, degli spazi, dei centri di aggregazione, dove si assiste a una continua generazione di idee. In questi anni e nel mio quotidiano ho incontrato molte persone che portano avanti quelle idee, siano esse tradizionali, innovative, sociali, culturali, tecnologiche e con esse numerosi progetti interessanti. Ho incontrato anche molti bisogni e altrettante difficoltà, ho condiviso sapere, conoscenza, esperienza, informazioni, formazione e contatti, con l’unico obiettivo di incoraggiare la crescita. Devono, però, essere create le condizioni affinché le idee possano trasformarsi in impresa e si possano propagare in ogni settore della società, lasciando spazio alla sperimentazione.

Quali opportunità si possono esplorare?

Permettere l’utilizzo di spazi dismessi, destinandoli alle imprese di ogni ambito, dal commercio ai servizi, dall’artigianato alla tecnologia, alla cultura, al turismo, all’innovazione, anche sociale. Spazi dismessi che si trasformino in spazi-laboratorio, che possano formare e sviluppare abilità artigianali – magari unite alla tecnologia – e facciano economia dal basso. Un’economia che abbia una ricaduta duratura e sostenibile sul territorio. Penso anche a tutti i luoghi sul fiume, dove è possibile immaginare nuovi progetti imprenditoriali legati allo sport, al turismo e alla cultura. Per fare questo è necessario da un lato dialogare con le realtà esistenti, dall’altro lavorare su progetti europei, magari legando le capitali europee che vivono il fiume, al fine di attrarre risorse economiche.

Quale modello imprenditoriale immagina possa favorire questo processo di rigenerazione?

Si parla sempre di più di innovazione sociale. Si può sviluppare un modello imprenditoriale capace di mettere insieme, al centro, persone e territorio, al fine di produrre crescita economica. Il modello a cui penso è quello della rete d’impresa: lavorare con le imprese di prossimità, come avviene nei distretti o nelle filiere. Proprio su questo Torino potrebbe diventare un’eccellenza: lavorare sui distretti, appunto, dal gusto al turismo, dall’industria creativa alla mobilità sostenibile, dalla manifattura alla cultura fino alla tecnologia. Creare dei poli di attrazione dentro cui fa crescere nuovi servizi e attrarre investimenti. Questa forza genera lavoro e buona occupazione, ma soprattutto genera dinamismo economico. Un modello imprenditoriale che faciliti anche le realtà che producono e vendono a Km0, così come quelle che fanno conoscere le eccellenze del nostro territorio – dal cibo alla manifattura – che creano, anche, nuovi modelli di economia. Quella circolare, ad esempio, non più di nicchia e in cui molti si stanno sperimentando e che cambia tutti i paradigmi sui modi di produzione, nell’ottica della sostenibilità ambientale. Penso anche alle piattaforme di condivisione di beni e servizi, che favoriscono lo scambio orizzontale, tra privati, incoraggiando l’accesso e il riuso anche attraverso la rete virtuale e che, grazie a questa, aprono a nuovi modelli di socialità.

Periferie, problema o risorsa?

Molte delle cose fin qui dette possono essere realizzate solo nelle periferie, perché in quei luoghi c’è un grande patrimonio, c’è la vita delle persone che abitano. Le periferie sono una grande risorsa, da lì può partire un flusso positivo verso il centro e anche verso i comuni dell’area metropolitana. Torino ha tutte le caratteristiche per rimettere in moto la produzione e godere di un nuovo protagonismo relativo alla qualità del lavoro, fatto di equilibrio tra l’individuo e il suo tempo. A proposito di “periferie”, guarderei anche ad alcune realtà del sud del nostro paese, un sud in cui ho le radici, un sud che ha molte belle storie da raccontare.

Da chi deve arrivare il sostegno?

Da tutti. Ciascuno può fare la propria parte e avere un obiettivo condiviso. Se nel pensiero diffuso il pubblico cede pezzi al privato “per carenza di risorse”, secondo me, la migliore pratica per la creazione di sviluppo e di lavoro – nell’ottica della creazione d’impresa – è la collaborazione tra le due entità e tutti i soggetti coinvolti. Tra i tanti ispiratori della mia formazione politica, economica, culturale e di attenzione alla vita, nel senso della qualità di essa, ritorna sempre il premio nobel Amartya Sen. Il suo approccio alla crescita e allo sviluppo è illuminante e vorrei lasciarlo come riflessione: “è necessario – dice Sen – creare una situazione, un ambiente, in cui le persone, individualmente e collettivamente, siano in grado di sviluppare pienamente le proprie potenzialità e abbiano ragionevoli probabilità di condurre una vita produttiva e creativa a misura delle proprie necessità e dei propri interessiLo Sviluppo deve garantire la libertà di scegliere in modo consapevole e di ottenere lo stile di vita corrispondente ai propri ideali e alle proprie potenzialità; deve consentire alle persone di acquisire attivamente quelle modalità di essere e di fare cui esse attribuiscono valore. Premessa necessaria allo sviluppo umano, è la formazione di un “adeguato” complesso di aspettative, di ambizioni, di desideri, di valori e ideali da parte delle persone; promuovere lo sviluppo significa dunque preoccuparsi anche di stimolare la formazione di una coscienza critica nelle persone, significa contribuire alla costruzione di una soggettività complessa, in grado di definire le proprie mete e i propri valori”. Io penso sia arrivato il tempo di generare questo tipo di sviluppo.

3 Comments

  1. mario montalcini aprile 12, at 15:54

    Concretezza, progettualità, saper fare, correttezza, lealtà. L' intervista a Simona De Giorgio apre finalmente gli occhi a tutti noi sul giusto modo di mettersi in gioco. Con il sorriso, la voglia di fare e soprattutto tanta intelligenza ed esperienza .

    Reply
  2. mdegiorg aprile 12, at 16:40

    Professionalità, competenza, passione e senso civico. Se non lei chi?

    Reply

Leave a Reply

Facebook/Progetto Torino

Twitter/Progetto Torino

Instagram/Progetto Torino

YouTube/Progetto Torino