Sergio Chiamparino: “Solidarietà e innovazione: la prossima Giunta di Centro Sinistra deve muoversi nel segno della continuità”

Sergio Chiamparino: “Solidarietà e innovazione: la prossima Giunta di Centro Sinistra deve muoversi nel segno della continuità”

È il 31 maggio del 2001 quando Sergio Chiamparino varca il portone di Palazzo di Città, sede del Comune: è il nuovo sindaco di Torino, al ballottaggio ha vinto su Roberto Rosso, candidato del centro destra, con il 52,8% dei voti.
In Sala Rossa c’era già stato, ma come consigliere in quota PDS: era il 1993. Poi parlamentare, nel 1996.
Ma è il decennio 2001–2011 a consacrarlo come sindaco molto popolare – popolarità confermata da un sondaggio de Il Sole 24 ore del 2008, e grazie a cui gli si spalancano le porte della Presidenza della Regione Piemonte. Tocca al “Chiampa” riprendere le redini di Palazzo Lascaris, dopo quattro anni (2010-2014) in mano al rampante e traballante leghista novarese Roberto Cota.

Chiamparino ha una lunga esperienza, all’ombra di grandi trasformazioni politiche a sinistra: il Partito Comunista Italiano nel febbraio del 1991 prima si trasforma in PDS e poi nel 1998 nei Democratici di Sinistra.
L’ex  sindaco, nato a Moncalieri nel 1948, è stato responsabile nazionale Riforme durante la segreteria di Walter Veltroni.
Dunque un politico di lungo corso che ha presenziato a tavoli locali e nazionali con qualche incursione in Europa.

Cosa è cambiato a Torino dai tempi del suo mandato ad oggi?

Di sicuro la città è cambiata in meglio, intanto perché c’è stata una continuità dalla svolta imposta dalle giunte Castellani ad oggi.
Sono state le impostazioni  progettuali ad essere importanti: si trattava di prendere in mano il piano regolatore di Cagnardi e Gregotti riempiendo i vuoti industriali della città con iniziative che la facessero rivivere, mettendo insieme attività produttive nuove, diverse fasce sociali e attività commerciali.

Cosa intende nello specifico?

Per esempio Il Politecnico, la General  Motors, oppure Environment Park.
Ma anche il progetto Spina 3, con edilizia di mercato che guarda ai ceti medi  e edilizia popolare per i ceti più bassi, per rispondere al problema della difficoltà abitativa.
E poi ci sono gli insediamenti commerciali che sono una realtà molto evidente. Diciamo che dal 1993 c’è stata una continuità progettuale: il trampolino di lancio di questo lavoro è stato il periodo olimpico dei giochi invernali, soprattutto per il rilancio culturale e turistico.
Questa nuova identità torinese negli ultimi anni ha avuto una componente particolare nelle relazioni internazionali, che hanno consentito di rilanciare lo sviluppo della città.

In questo contesto ‘positivo’ le vicende della Fiat hanno messo  in difficoltà la città?

La Fiat, sarebbe sciocco negarlo, ha certamente spostato il proprio baricentro strategico.
Non tanto perché ha trasferito la sede legale ad Amsterdam e quella fiscale a Londra (tra l’altro, problema che l’Italia dovrebbe affrontare: di fatto, il nostro ordinamento è meno attrattivo per le sedi direzionali delle imprese rispetto al sistema di Gran Bretagna e Olanda), ma perché il baricentro dell’impresa è spostato in USA. Di questo non c’è dubbio.
È però anche vero che l’impegno la ex Fiat l’ha mantenuto, grazie anche allo sforzo che Comune, Regione e Provincia hanno fatto affinché Mirafiori non chiudesse. Il polo del lusso, poi, è rimasto qui e Maserati è un esempio di successo, e per il nostro territorio il polo del lusso significa incrementare attività con maggiore valore aggiunto, ma anche incrementare gli investimenti. È uno dei settori portanti della nostra realtà metropolitana.
FCA sta investendo sui nuovi impianti di Mirafiori: ora l’importante è non perdere troppo tempo, per non minare la credibilità di questi progetti. Va detto che in Italia FCA è il gruppo industriale che ha accresciuto gli investimenti sul sistema Italia.

Dunque se pensiamo al futuro?

Il futuro prevede di dare continuità a quello che attualmente c’è in città, compresa questa importante ondata turistica che è complemento fondamentale per Torino.

Ci suggerisce qualche punto programmatico?

Investire sulle “punte innovative” e sull’attenzione agli ultimi, senz’altro.
Occorre che lo sforzo sull’innovazione sia sempre più intenso, per giocarci una grande partita per quello che riguarda l’Italia del nord ovest: puntare sull’attrazione delle direzionalità strategiche delle imprese nella nostra area metropolitana.
Ma dobbiamo stare attenti che l’innovazione non crei lacerazioni sociali. La città di Torino è un esempio paradigmatico di come, alle condizioni date, si sia fatto il possibile per innovare senza flessioni nelle politiche sociali. Anzi, abbiamo avuto anche degli incrementi  nelle politiche nei confronti degli ultimi.

Questa classe politica è in grado di assolvere al compito di governo e mediazione? È una classe politica credibile?

La credibilità per il futuro deriva dall’esperienza del passato. Siamo al governo della città dal 1993 e, tutto sommato, questa città ha gestito la sua trasformazione con buoni risultati, con numeri importanti.
La classe politica torinese ha dimostrato di saper governare il cambiamento, ed è questa la patente di credibilità più forte, molto più forte di qualsiasi promessa elettorale. Chi ha dimostrato sul campo di saper fare credo meriti fiducia.
Tutto questo lo valuto pensando alla storia che parte da Castellani e continua fino a Fassino. Anzi, per certi versi è una storia ancora precedente: penso all’avvio del piano regolatore del 1985, o al dibattito degli anni ’80 sulla metropolitana. Quegli anni hanno rappresentato una cesura rispetto al passato.

Cioè?

Con la candidatura Castellani abbiamo anticipato il “renzismo”. Abbiamo messo insieme l’insediamento fondamentale della sinistra, scuotendolo (lo scontro con Novelli ne è l’esempio), con l’insediamento di una parte del mondo della borghesia e del ceto medio torinese che è sempre stato moderato.
Si tenga conto che la sinistra, a parte il periodo del dopo Resistenza, ha governato solo otto anni nel periodo delle giunte rosse. Per il resto, ha sempre governato la Democrazia Cristiana.
Con Castellani abbiamo scosso la sinistra e abbiamo fatto accordi con settori della società. Da questo incontro è nata questa classe dirigente che pare abbia saputo governare in modo credibile la trasformazione.

Politiche ed istituzioni. Come vede lo sviluppo della Aree Metropolitane?

Da questo punto di vista sono un antesignano, sui fondamenti di questa riforma che adesso ha valore costituzionale mi ci ritrovo, è importante!
Credo che le città metropolitane debbano avere un ruolo di pari livello delle Regioni. Forse dovrebbero essercene meno, perché le dimensioni contano e sotto i 500.000 abitanti la Città metropolitana non ha molto senso, ma ciò posto bisogna concordare politiche di devoluzione di risorse economiche e finanziarie, lasciando in capo alle Regioni la funzione legislativa.
È un po’ il modello tedesco: creare delle politiche strutturali di Area Metropolitana.
Oggi molte attività sono coordinate, ma non si è fatta la politica strutturale di programmazione territoriale: c’è il problema di ricucire i territori.
È il tema della programmazione territoriale ed economica, che è la vera funzione delle aree metropolitane oltre alla gestione delle politiche di area vasta”.

Per concludere: cosa si augura per il prossimo futuro? Ha dei consigli?

“Io consigli non ne do. Ho detto pubblicamente  fin dall’inizio di questa campagna elettorale che Piero Fassino può vincere al primo turno. Ho assistito alla presentazione del programma di Fassino e mi sembra che lì ci sia tutto.
Si possono fare delle sottolineature, ad esempio quanto detto prima sull’area metropolitana. È la prossima sfida di programmazione.
Sicuramente si deve completare il sistema di trasporto pubblico metropolitano con il completamento delle due linee metropolitane. E poi, aggiungo, il tema dell’attrazione degli investimenti e direzionalità delle imprese e la prosecuzione degli investimenti in campo culturale.
Tutti questi sono elementi presenti nel programma di Fassino e che io, appunto,  sottolineo. Del resto mi pare che ci sia piena sinergia tra i programmi della città di Torino e la Regione, una integrazione piena.
Possiamo aggiungere la logistica, che è un tema di carattere regionale ma che è anche rilevante per l’area metropolitana.
Poi, ultimo ma non per importanza, è il tema sociale, con particolare attenzione alla questione che riguarda l’immigrazione. Ma questo punto travalica Torino, riguarda il sistema-Paese. Sarà una sfida da risolvere con grande collaborazione e senso di responsabilità.

1 Comment

  1. Fausto maggio 14, at 19:03

    La lettera di Chiamparino è un richiamo a un ulteriore "balzo verso il futuro" in questa città sono stati immessi i cromosomi per darle il respiro di Metropoli , perché i servizi in trasporti sono addirittura sovradimensionati se non cresciamo. Questo dovrebbe essere l'obiettivo primario della futura giunta e l'obiettivo è far tornare i giovani a sognare; cosa che facevano le generazione del passato. I progetti avviati devono trovare la concretezza della realizzazione.

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