Storia industriale e rigenerazione in spazi di vita: Aurora e l’Indice dei Libri del Mese Torino

Storia industriale e rigenerazione in spazi di vita: Aurora e l’Indice dei Libri del Mese Torino

Due testimonianze d’impresa culturale a confronto, Aurora e Indice dei Libri del Mese, in un luogo collocato in periferia, a Torino, che se si sposta il punto di osservazione diventa subito centrale per la storia della città: la fabbrica di penne Aurora, in Strada da Bertolla all’Abbadia di Stura, 200.

Si è tenuto presso la sede dello storico marchio cittadino, emblema del Made in Italy, l’incontro dal titolo “Spazi di vita: tra storia industriale e rigenerazione”, con Cesare Verona, presidente di Aurora e sostenitore dell’Associazione Aurea Signa, Mimmo Candito, direttore editoriale dell’Indice dei Libri del Mese, Silvio Angori presidente dell’Indice dei Libri del Mese e AD Pininfarina Spa, Simona De Giorgio e Gianguido Passoni, che per le loro specifiche competenze, stanno portando avanti sul piano politico e con Progetto Torino, idee e progetti di rigenerazione di spazi urbani e industriali dismessi. Ha moderato Mario Montalcini, presidente dell’Associazione Aurea Signa e AD dell’Indice dei Libri del Mese, che sta svolgendo un importante lavoro di impostazione, gestione e progettazione di entrambe le iniziative.

Nate a distanza di molti anni – nel 1919 Aurora, nel 1983 L’Indice – le imprese al centro della narrazione rappresentano due esempi di cultura artigianale, di storia industriale e rigenerazione sapiente. Fondata sul lavoro e l’esperienza della famiglia Verona, Aurora si sposta dalla storica sede di via della Basilica 9, nel cuore di Torino, distrutta dai bombardamenti nel 1943, alle porte nord della città, a ridosso del chiostro e della chiesa che, fin dall’epoca romana, accolse monaci, uomini di cultura e pellegrini, costituendo un centro di vita culturale e spirituale di primaria importanza. “Un luogo di grazia”, dice Cesare Verona che ha ereditato dal padre l’amore per la manifattura italiana, per coniugarla con la cultura e conoscenza dei processi industriali in epoca moderna.

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Grazie a fondi privati ed europei, siamo riusciti a svuotare questo stabilimento, a ripensarlo e recuperarlo alla città. Qui, oggi, si fa Made in Italy, si assemblano oggetti che vengono esportati in oltre cinquanta Paesi nel mondo. Il 52% dell’esportazione va verso il Messico, la Turchia, la Cina, Dubai”. Ripensare la fabbrica significa cambiare mentalità e processi: “Nell’azienda di mio padre mia madre non era mai entrata – racconta il presidente di Aurora –; oggi mia moglie mi affianca nell’attività. La produzione era maschile, adulta e parlava in piemontese; oggi l’età media dei lavoratori è di 29 anni, il 75% degli impiegati è donna e la lingua ufficiale è l’inglese”.

Aurora ha lavorato per il cambiamento, implementando la tecnologia, studiando l’Internet of Things – dunque le nuove tecnologie – da applicare ai processi di produzione tradizionale. Sta ripensando un luogo di periferia come futuro “luogo dell’intelligenza” per vivere sempre più la “logica dell’imprenditore come restituzione alla città”. La politica deve, però, sostenere questa restituzione, attraverso “tempi brevi” di risposta, sottolinea più volte Verona. Il lavoro dell’Associazione Aurea Signa, costituita nel 2004, è oggi incentrato nel dare vita all’ “Officina della Scrittura”, l’ambizioso progetto che prenderà forma all’interno della splendida filanda settecentesca in cui è già presente il centro di produzione delle storiche penne Aurora. “L’Officina” non sarà un museo aziendale ma un luogo dove imparare e veder fare, un luogo dove vivere un’esperienza emozionale e concreta, un luogo dove formare gli artigiani del futuro. “È possibile rigenerare se si ha idea, voglia e piacere”, afferma Verona.

Con questa idea l’Indice dei Libri del Mese, “uno dei più autorevoli e longevi mensili italiani di informazione culturale” ha ripensato la propria tradizione “con la stessa immutata passione”, dice il direttore editoriale Mimmo Candito. “Abbiamo molte cose in comune con Aurora – precisa Candito – Comprendiamo la straordinaria importanza di un lavoro che fa crescere”. Il giornalismo è cambiato, ma sempre più deve “trovare il giusto equilibrio tra il progetto culturale e la necessità economica”. L’Indice è stata protagonista di una campagna di crowdfunding di successo, per finanziare il sito, digitalizzare l’archivio, creare una APP. “Una rivista indipendente ha usato al meglio la tecnologia per restituire alla città ciò che si è ricevuto”, aggiunge Silvio Angori.

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La storia delle due imprese è un richiamo per la politica che deve immaginare una visione e intravedere uno scenario possibile, supportando le aziende”, dice Simona De Giorgio a conclusione dell’incontro. “Occorre stimolare questa disaffezione in corso nei confronti della politica. Il modo migliore per farlo è farsi intermediario tra chi ha capacità e chi deve sostenere”, aggiunge la candidata per Progetto Torino. Racconta così, da appassionata di fabbriche e di penne, della sua prima visita in Aurora di qualche tempo fa “ho vissuto l’ingresso in quel luogo come un viaggio dorato e sospeso, un viaggio appassionato alla ricerca della storia e dell’energia che solo la memoria può restituire. Il luogo pareva esprimersi da solo e il suo racconto, nei dettagli dei decori di un pennino, ne era la melodia, il contorno giusto. Il viaggio di ritorno è avvenuto in maniera lenta ma ancora sospeso, per dare la giusta leggerezza e restituire la giusta concretezza”.

Gianguido Passoni, immaginando la città di domani, ha concluso l’incontro con queste parole: “Credo dobbiamo affermare una nuova vision di Torino in cui lo sviluppo sia misurato sulla base delle opportunità di lavoro create, piuttosto che sul numero di metri quadri costruiti. Torino è stata ed è una grande città manifatturiera e il suo passato industriale ci ha lasciato in eredità un patrimonio di architetture straordinarie che troppo spesso abbiamo guardato come un problema. Sono convinto, invece, che proprio a partire dai vuoti urbani, dalle aree periferiche in trasformazione, possiamo sprigionare la voglia di futuro, di innovazione e di buona occupazione della città di domani. Abbiamo nel nostro dna la forza e la cultura per guardare alle esperienze internazionali più innovative e trasformare il nostro “capitale” territoriale, quella capacità tutta torinese di fare le cose con le mani e con la testa, nel punto di partenza di una nuova stagione di crescita urbana e di diritti”.

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