Teresa Emanuele: “Nei Pronto Soccorso il Codice Rosa anti violenza di genere è una realtà”

22 maggio 2016 Interviste
Teresa Emanuele: “Nei Pronto Soccorso il Codice Rosa anti violenza di genere è una realtà”

La legge regionale 24 febbraio 2016 n. 4 definisce gli ‘Interventi di prevenzione e contrasto della violenza di genere e per il sostegno alle donne vittime di violenza ed ai loro figli’. Con questa legge la Regione Piemonte, nell’ambito delle sue competenze, promuove, sostiene e potenzia tutte le attività utili per contrastare questo tipo di reato. Tra le altre attività ha inserito anche la presenza, all’interno delle strutture di pronto soccorso dei presidi ospedalieri, di specifici gruppi di lavoro a sostegno delle donne vittime di violenza. Nei Pronto Soccorso, accanto ai tradizionali codici bianco, verde e rosso comparirà anche il ‘codice rosa’ che contraddistinguerà una persona vittima di violenza e dunque una presa in carico diversa. Un percorso protetto per le donne o le persone ‘fragili’ vittime di violenza.

Il Comune di Torino ha sviluppato specifiche azioni di contrasto alla violenza di genere. Frutto di un lavoro che ha messo in sintonia diversi servizi è la ‘Guida alla rete sanitaria di Torino e provincia per l’accoglienza delle donne che subiscono violenza’. “I Servizi descritti in questa Guida formano una Rete virtuosa sul territorio, nata negli ultimi anni e cresciuta grazie alle iniziative della Regione Piemonte ( DGR n. 14 – 12159 del 21/09/2009 – Coordinamento della rete sanitaria per l’accoglienza e presa in carico delle vittime di violenza sessuale e domestica) della Città di Torino che ha istituito il Coordinamento Cittadino Contro la Violenza sulle Donne, successivamente ampliato al territorio provinciale e che ha promosso a livello locale la Convenzione No More cui hanno aderito tutte le ASL territoriali e gli Ospedali di Torino”. Lo scrive in premessa Patrizio Schinco, Città della Salute e della Scienza di Torino, che insieme a Patrizia Pattarino ha curato la guida.

Quindi in Piemonte il cosiddetto ‘Codice Rosa’ entra in servizio in tutti i Pronto Soccorso sulla scorta di esperienze maturate negli ultimi anni in alcuni ospedali cittadini. Oggi questa attenzione si apre a tutta la Regione. Attualmente, spiega l’assessorato alle Pari Opportunità, guidato da Monica Cerutti, “Sono presenti in Torino e provincia nove centri antiviolenza. Nel 2015 questi centri hanno seguito complessivamente 1381 donne. In questo contesto l’iniziativa del Codice Rosa, che in Pronto soccorso affiancherà i normali codici di accettazione, è importante perché crea le condizioni professionali ed umane, attraverso gruppi di intervento interdisciplinari formati per riconoscere e correttamente intervenire sulle persone vittime di violenza con particolare riguardo alle donne ed ai minori”.

Per comprendere meglio la storia e le dinamiche degli interventi di contrasto alla violenza di genere ci viene in soccorso l’esperienza della dottoressa Teresa Emanuele, specialista di medicina del lavoro che lavora da anni in una azienda sanitaria torinese. Se all’inizio della sua carriera il suo intervento era rivolto principalmente alla sicurezza sul lavoro, “da otto anni a questa parte mi occupo anche della violenza sulle donne”. La dottoressa Emanuele coordina una equipe anti violenza ed ha acquisito una notevole esperienza sul tema. È il suo un punto di vista preciso, professionale e, ovviamente, con la sensibilità femminile sul problema.

Come è nata il progetto che ha portato a definire un nuovo sistema di codifica, il Codice Rosa appunto, in Pronto Soccorso?

“É stato uno stimolo della Regione che avendo il polso della situazione sanitaria in Piemonte si è resa conto che c’era una difformità di trattamento delle donne vittime di violenza nei vari territori regionali. Quindi la Regione, nel 2009, ha chiesto alle aziende sanitarie regionali di organizzare un percorso comune e condiviso creando al proprio interno una strutturazione che affrontasse questo problema. Inoltre è stato creato un coordinamento regionale proprio per armonizzare tutti gli interventi”

Accanto a questa attività si è creata anche una importante rete cittadina. Con coordinamento sia del Comune di Torino che della Città Metropolitana. Una rete di professionisti che si occupano dei vari aspetti del problema: sanitario, sociale, legale e Forze dell’Ordine. Ci sono competenze multi professionali importanti che in questi anni hanno lavorato su questo tema.

Con soddisfazione?

“Direi di sì. La Città di Torino ha messo in campo tante risorse. Lo ha fatto sia come Rete dei servizi socio sanitari che rete delle Pari opportunità. Insomma vari settori della città si muovono su questo tema importante della violenza contro le donne e contro le fragilità. Quindi non solo donne ma anche anziani, bambini”.

Volendo rappresentare il problema può darci un ordine di grandezza a partire dalla sua esperienza?

“Se faccio riferimento alla mia esperienza professionale, nei Pronto Soccorso arrivano mediamente un caso al giorno di persona vittima di violenza”.

È un trend che cresce oppure il fatto è che ci si accorge di più dei casi di violenza?

“Certamente ci accorgiamo di più di queste violenze. Abbiamo fatto un grossissimo lavoro di formazione degli operatori e questo consente che la vittima di violenza sia intercettata nel modo giusto. Inizialmente i corsi erano organizzati dalla Regione e poi autonomamente dalle Aziende Sanitarie. Per noi questo lavoro di formazione è continuo proprio per poter intercettare anche segnali non sempre chiarissimi di violenza. Tenendo conto che nei Pronto Soccorso c’è molto ricambio di personale è un tema che dovrà essere portato avanti in continuità anche nei prossimi anni”.

Se pensiamo a Torino qual è la dimensione del fenomeno?

“Per quanto riguarda l’ azienda sanitaria dove opero siamo a circa quattrocento casi all’anno. Da quando abbiamo inserito il Codice Rosa per noi sono aumentati i casi perché adesso li ‘vediamo’ tutti mentre prima, probabilmente, si perdevano nel ‘traumatismo’ generale”.

Qual è il percorso che proponete alla persona vittima di violenza?

“È una presa in carico dedicata in un’area riservata del Pronto Soccorso per mettere in sicurezza la persona da eventuali pressioni o altre minacce dell’aggressore. In questa area dedicata la persona viene curata per la parte del trauma fisico, dopodiché viene messa in contatto con il personale che si occupa del problema della violenza. C’è un supporto psicologico per sostenere ed aiutare queste persone ad affrancarsi dalla situazione di violenza. Si deve considerare che spesso le donne che passano al Pronto Soccorso non sono pronte a fare denuncia e nemmeno interrompere la situazione che stanno vivendo. Un supporto psicologico prolungato nel tempo, si arriva anche ad un anno, può fare la differenza in positivo. Poi viene attivata tutta la rete sul territorio di servizi dedicati che in città ci sono e che vanno mantenuti e potenziati. Questo è un aspetto fondamentale. Dunque supporto legale, e tutti gli aiuti di cui una donna può aver bisogno soprattutto se deve allontanarsi da casa”.

L’articolo 20 della Legge regionale4/2016 promuove iniziative verso gli autori di violenze di genere. Cosa ne pensa?

“È un altro ambito che è in fase di studio e su cui la Città di Torino sta lavorando. Sta emergendo una chiave di lettura del fenomeno e cioè fare un intervento anche sui ‘maltrattanti’ che sono persone che possono avere delle vere e proprie patologie. In questo momento ci sono dei tavoli di lavoro che coinvolgono le ASL, il Comune, la Città Metropolitana e altri soggetti. Per me è un tassello del puzzle. La vittima è la donna, o la persona fragile, ma se operiamo nell’ottica di recuperare una situazione è necessario intervenire anche sul maltrattante. È una situazione ancora poco esplorata e che richiede competenze specifiche. Per adesso si sta studiando. Ma sarà interessante vedere alla fine di questo percorso di analisi e di studio le indicazioni che verranno date”.

Tornando al tema delle vittime di violenze quali altre idee può dare?

“Uno dei problemi aperti su cui sicuramente le istituzioni possono fare la differenza è quello di agevolare l’utilizzo di luoghi protetti soprattutto quando ci sono bambini. Al momento ci sono ma ce ne vorrebbero di più. O comunque, pur non essendo una esperta nel settore, penso a politiche sociali facilitanti affidi temporanei della mamma con bambino non necessariamente in una struttura ma, per esempio, presso famiglie disponibili. Questo perché noi nei Pronto Soccorso garantiamo tutta la protezione possibile ma è ovvio che non è il luogo adatto per riprendere un percorso di vita”.

Se dovesse dare un consiglio, su questi temi, a chi si candida a governare la città, quale darebbe?

“Sicuramente quello dei luoghi protetti o di azioni di protezione rivolte alle donne e bambini è il tema centrale. Posso sottoscrivere che c’è già una buona rete che si occupa di prendere in carico le donne vittime di violenza. Dunque questa rete di protezione deve essere mantenuta e semmai rafforzata”.

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