L’economia del camaleonte: valorizzare i nuovi attori del sistema economico attuale

L’economia del camaleonte: valorizzare i nuovi attori del sistema economico attuale

L’epoca del camaleonte si avvicina, secondo Flaviano Zandonai autore, con Paolo Venturi, di “Imprese ibride. Modelli di innovazione sociale per rigenerare valore”.
Il simpatico e adattabile rettile rappresenta, per il sociologo e ricercatore trentino, l’esempio più calzante di quello che sta succedendo in una parte del tessuto economico nazionale.

Questo è stato il punto d’inizio del confronto che si è tenuto presso la Libreria Belgravia, in via Vicoforte, a Torino, cui hanno preso parte, insieme allo scrittore, anche Gianguido Passoni, candidato capolista in Consiglio comunale per la lista Progetto Torino, Simona De Giorgio, candidata in Consiglio comunale per la lista Progetto Torino e Marco Casciola, candidato per la Circoscrizione 3 per la lista Progetto Torino, moderati da Laura Sacco, sociologa e mentore digitale.

flaviano zandonai

Flaviano Zandonai

Il ragionamento è proseguito partendo dai tanti esempi di fermento locale che sono visibili nell’economia Italiana.
Questi camaleonti, le imprese ibride che danno il titolo al libro, sono privati che si occupano di servizi pubblici, aggregazioni spontanee di cittadini che generano reddito e utilità sociale, esperienze di innovazione sociale che reinventano il tessuto produttivo.
Rappresentano un brodo  di coltura pronto a generare una nuova forma di economia, ma che non riesce ancora ad esprimere numeri significativi.
Questo ecosistema, secondo Zandonai, per rendere strutturale la propria crescita ha bisogno di essere ascoltato dalle amministrazioni pubbliche.

La scommessa sarà vinta se, nel medio periodo, la P.A. sarà stata in grado di facilitare l’emersione di esperienze che, sempre più, nascono dal basso.
C’è un nuovo attivismo civico, senza basi ideologiche, pragmatico: nasce da interesse personale e collettivo. Si basa, in parte, sulla voglia di fare e, in parte, sulla necessità di trovare nuovi spazi di sopravvivenza, un mix di fattori e motivazione molto forte”, ha dichiarato il sociologo di Trento.

Le amministrazioni di prossimità, secondo Marco Casciola, sono, per loro natura, gli enti che creano il tessuto connettivo tra ambiti apparentemente non correlati e possono essere l’enzima in grado di attivare reazioni concrete.
Questo processo, potenzialmente in grado di generare sviluppo futuro, per innescare reazioni virtuose necessita di un catalizzatore fondamentale: la formazione degli operatori che operano in questo ambito.

fusioni-acquisizioni-merger-acquisitionI luoghi sono l’elemento chiave per consentire a nuove idee di svilupparsi, ha aggiunto Simona De Giorgio. La città di Torino è ricca di spazi urbani vuoti, eredità dell’epoca della produzione di massa.
Progetto Torino vuole mettere insieme spazi vuoti in cerca di uso e  potenzialità creative e imprenditoriali che non hanno possibilità di esprimersi per generare utilità nel territorio. Unire due criticità in un’operazione che è molto più della somma dei due addendi, perché in grado di generare positività a partire da due potenziali di negatività.
Per fare questa operazione serve competenza, volontà, e strumenti, il principale dei quali è l’atto amministrativo,  che va rivisto e semplificato per essere funzionale in un contesto in costante e rapida mutazione.

Regolamentare questi nuovi soggetti non è semplice. La realtà muta più velocemente di quanto non facciano i modelli creati per gestirla, ha dichiarato Gianguido Passoni.
Un tentativo in questo senso è la recente approvazione, da parte della Città di Torino, del Regolamento Beni Comuni. “E’ uno strumento che tratteggia patti di collaborazione tra cittadini e amministrazione. La dimensione amministrativa e i processi di innovazione sociale devono incrociarsi”, ha precisato Passoni.

161912070-bda1978b-6ab6-4cdb-aa23-fde6efbab671Tra gli esempi riusciti, il candidato capolista di Progetto Torino cita il motovelodromo Fausto Coppi, dove dodici soggetti territoriali si sono uniti e hanno stretto un patto col Comune di Torino, per la gestione dello spazio.
Il risultato è un modello naturale”, perché nato dalle necessità che lo esprimevano e non da regolamenti pre esistenti. “Ideare regole meno rigide è l’eterna sfida per la pubblica amministrazione”, ha concluso Passoni.

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