Claudia Piola: “Tenere alto il livello dei servizi per i cittadini”

29 maggio 2016 Interviste
Claudia Piola: “Tenere alto il livello dei servizi per i cittadini”

Claudia Piola è stata per tanti anni responsabile per la CGIL Funzione Pubblica al Comune di Torino. È in pensione dal mese di ottobre dopo aver dedicato più di venticinque anni della sua vita professionale alla difesa dei diritti dei lavoratori, con particolare attenzione al settore educativo e scolastico. È candidata nella lista di Progetto Torino e lunedì 30 sarà protagonista dell’iniziativa su Cultura è Lavoro a cui parteciperanno Donata Canta, Giovanni Malerba, Alessandro Perissinotto e Gianguido Passoni.

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Ora sei in pensione, ma, dal punto di vista del tuo lavoro sindacale, cosa hai visto cambiare negli ultimi tempi?

Ho visto diminuire fortemente le risorse a disposizione degli Enti Locali, il peggioramento delle condizioni di vita di migliaia di famiglie e lavoratori, la nascita di nuove povertà. Nel lavoro pubblico ho visto mortificare il personale a causa dei blocchi dei contratti e della non sostituzione dei pensionati. Paradossalmente, inoltre, i risparmi dell’esternalizzazione dei servizi non sono arrivati e si è prodotta altra precarietà. Le ricadute sulle famiglie sono apparse evidenti anche in fenomeni più indiretti, ma altrettanto preoccupanti, quale l’emergenza abitativa.

Quali, secondo te, i segnali maggiori di questa precarietà sul tessuto sociale della città?

Direi la nascita delle nuove povertà anche per i ceti medi ed il conseguente peggioramento delle condizioni di vita per le famiglie. La necessità di ricorrere sempre più spesso agli ammortizzatori sociali va a sostegno della tesi che è in atto una emergenza lavorativa al di là dei proclami di successo delle riforme del lavoro e delle pensioni. Il sistema degli ammortizzatori sociali, inoltre, sembra non essere più garantito a causa di un eccessivo ricorso che ne limita la copertura finanziaria.

E quindi, a tuo avviso, quali i nodi più critici nella trasformazione del comune in città metropolitana?

A mio parere si è determinata una sorta di destrutturazione dei luoghi istituzionali di confronto e di decisione. A titolo esplicativo, nel passaggio da Provincia a Città Metropolitana, sono scomparse alcune sedi di dibattito molto qualificate quale ed esempio la commissione tripartita sul lavoro, che era l’organo permanente dove le parti sociali e datoriali si esprimevano in materia di programmazione sulle politiche del lavoro e della formazione professionale. Ritengo che non vi sia sempre una chiarezza di competenze e di attribuzioni e questo certamente non favorisce confronto ed esiti su temi importanti come quelli del lavoro.

Qual è il futuro che deve scrivere la sinistra sui servizi?

Ormai le prestazioni di welfare sono state in gran parte demandate alle autonomie locali, che si devono attrezzare per servizi di qualità e di adeguata quantità.  Nella mappa dei servizi comunali ritengo strategici quelli educativi: si devono evitare nuove esternalizzazioni e penso vada rafforzata la rete di alleanza tra sistema scolastico e servizi del territorio, sia sul piano della risposta ai bisogni dei cittadini sia difendendo i diritti dei lavoratori che vi operano regolamentando gli appalti, applicando i Contratti nazionali di miglior favore e la continuità occupazionale.
Non possiamo permettere che a causa delle politiche nazionali la gestione pubblica dei servizi educativi e scolastici si riduca ad un ruolo marginale tanto da scomparire.  La risposta da dare non può essere unicamente quella di incrementare le risorse per non fare pagare la retta alle famiglie bisognose – la crisi in realtà sta colpendo anche i ceti medi – perché nessun bambino sia escluso dai servizi. Vanno garantite continuità didattica e qualità, i servizi educativi scolastici non possono essere trasformati in baby parking! Bisogna, quindi, definire con chiarezza la possibilità per i comuni di stipulare contratti annuali anche a coloro che hanno superato i 36 mesi di servizio.

Con quali strumenti reali è possibile intervenire stante la diminuzione dei trasferimenti statali?

A parte una ovvia politica di perequazione delle risorse comunali e di tagli ad iniziative meno importanti, ritengo prioritaria la lotta all’evasione fiscale, dando attuazione al patto antievasione, che potrebbe recuperare risorse da destinare prioritariamente al sistema di protezione sociale. Si potrebbe potenziare così il welfare pubblico, che deve mantenere il ruolo di programmazione e controllo coniugandolo con il contributo del volontariato e del terzo settore. E’ necessario partire dal consiglio comunale per grandi campagne d’opinione che permettano di pesare a livello nazionale sulla riscrittura di nuove norme nazionali di finanziamento ai comuni e di sblocco del turnover. Penso, inoltre, che un processo di crescita credibile e duraturo possa essere sostenuto utilizzando di più e con maggior efficacia e velocità non solo i fondi nazionali, ma soprattutto quelli europei affinché vengano investiti su progetti in grado di produrre nuove ricchezze per la città.

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