Giulio Graglia: creare reti per ampliare l’offerta culturale e valorizzare le risorse nostre artistiche

1 giugno 2016 Interviste
Giulio Graglia: creare reti per ampliare l’offerta culturale e valorizzare le risorse nostre artistiche

Giulio Graglia – autore, regista ed esperto di comunicazione con una predilezione per le nuove tecnologie – è direttore del Festival Luigi Pirandello dal 2007 ad oggi.
Ha collaborato con la Rai e con altre emittenti televisive, consolidando rapporti con le istituzioni culturali pubbliche e private.
giulio-gragliaLa sua visione ampia poggia su una lunga esperienza: per Graglia, “Il sistema culturale di Torino si muove con le due grandi fondazioni teatrali che chiaramente gestiscono le risorse – e che però chiudono gli spazi ad altre realtà.
Le piccole e medie realtà che producono cultura dal 2010 sono sprofondate in una grave crisi: i budget sono, dal 2010, andati diminuendo.
A farne le spese sono state le associazioni cultura e le piccole strutture artistiche che si muovono sul territorio
”.

Ed è proprio sul territorio che interessa fare una riflessione: qual è la sua opinione sui meccanismi che muovono la cultura a Torino?

Se da un lato si è dato risalto alle grandi strutture ed ai grandi eventi, si è fatto poco per le situazioni periferiche. Qui non mi riferisco solo al territorio.
Poco si è mosso per le piccole realtà che producono teatro, danza, musica. Va ricordato che c’è un fondo per i teatri minori che è gestito dal sistema Teatro Torino, che quando fu costituito doveva aiutare le piccole realtà ma che oggi è utilizzato dal Teatro Stabile e dalle realtà ad esso collegate.

Come gestire una nuova sensibilità culturale?

Oggi c’è molta dispersione.
Si dovrebbe ragionare in termini di reti di strutture che sviluppano spettacoli di danza, teatro, musica. Perché tanti piccoli che girano da soli non possono sviluppare promozione e coordinarsi.
Per dare voce a questo sistema di spettacoli ‘periferici’ servirebbe, per esempio, che una quota del cinque o del dieci per cento del bilancio del Teatro Stabile venisse destinato per iniziative sul territorio sviluppate da artisti e tecnici del territorio.

L'evento di Progetto Torino dedicato a teatro e danza. Presenti Gianguido Passoni, Beatrice Belluschi, Giulio Graglia e Loredana Furno

L’evento di Progetto Torino dedicato a teatro e danza.
Presenti Gianguido Passoni, Beatrice Belluschi, Giulio Graglia e Loredana Furno

In che senso?

Ci vuole una ‘funzione’ che racconti il territorio e che, per esempio,  sappia narrarne le trasformazioni di questi ultimi trent’anni. Tutto ciò raccontato attraverso giovani autori, attori, drammaturghi.
Insomma, affidare questa narrazione a persone che vivono sul territorio – e non è importate che siano piemontesi o immigrati. L’importante è che siano artisti che hanno la loro attività sul territorio.
Il teatro pubblico deve contemplare questo tipo di iniziative.

Per fare queste attività ci voglio risorse. Il rischio è che le sponsorizzazioni siano fatte da grandi imprese per grandi eventi. E così?

Mediamente, Fondazione per la Cultura Torino (istituzione della Città di Torino per la valorizzazione della cultura e la ricerca di risorse per il sistema culturale metropolitano, NdR) si muove su iniziative consolidate. Il Torino Jazz Festival, per esempio, con circa un milione di costi ha ricevuto in sponsorizzazioni circa 850 mila euro.
Ma è anche vero, ed io l’ho sperimentato organizzando il Festival Pirandello, che si possono sperimentare altre offerte di sponsorizzazioni per iniziative meno consolidate nelle quali offrire forme di visibilità agli investitori che possono riscuotere successo. Ma questa è una tipologia di approccio che ad oggi non c’è nella Fondazione per la Cultura.

13267730_10207137317535804_6963962012082322929_nVeniamo al ruolo della politica. Cosa dovrebbe metter in campo?

Il ruolo della politica è fondamentale. Dà indirizzi, gestisce i rapporti con le fondazioni bancarie, indica quali persone inserire nei loro organi dirigenti. In questi ruoli occorre mettere persone sensibili ai temi culturali.
Ma c’è altro che la politica può fare: sviluppare leggi e atti amministrativi che aiutino e sostengano le piccole realtà.
Mi ripeto: facciamo in modo che una quota del bilancio del Teatro Stabile di Torino, del quale la città è socia fondatrice, sia distribuito alle iniziative nate e sviluppatesi nel territorio.
E poi dobbiamo impegnarci ad allestire interventi che diano ricadute culturali ed economiche sul territorio. Penso ad iniziative che anche il Teatro Regio potrebbe sviluppare con ballerine e ballerini delle nostre accademie rivolte alle scuole, sviluppando così talenti e sperimentazione.
Si tratta, in generale, di avere una idea non standard della cultura e pensare alla sua diffusione fuori dai contesti dei grandi eventi e centrali.

Tuttavia sembra sempre esserci un problema di risorse:  e così?

Direi così: i soldi ci sono ma dipende dove si spendono . È una questione di scelte. E anche questo è il compito della politica.

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