Mauro Berruto: “Fare sport oggi è stare bene domani”

3 giugno 2016 Interviste
Mauro Berruto: “Fare sport oggi è stare bene domani”

Daniele Martino, presidente della Scuola dei Saperi Semplici e candidato di Progetto Torino impegnato sui temi dell’educazione sociale e sportiva, mette a fuoco con Mauro Berruto il profilo di una buona amministrazione sportiva in una grande città.

Berruto, qual è a suo giudizio il lavoro migliore che un Sindaco e la sua amministrazione possono fare per lo sport?

L’investimento sullo sport di un’amministrazione è strategico: è un lavoro che beneficerà direttamente la salute dei cittadini, il loro benessere personale, ed è anche un risparmio sul futuro dell’assistenza sanitaria, un gettare basi virtuose per integrazione, inclusione, educazione sociale.

Per le attività giovanili e dilettantistiche – in un sistema nazionale dove lo sport è ahimè uscito dalla scuola- occorre differenziare subito con chiarezza sport da cultura del movimento.
Ciò che non fa la scuola per lo sport lo fa un tessuto di associazioni sportive private su concessioni comunali, di federazioni di club fondati essenzialmente sul volontariato.
Il sistema-Paese al momento non è ancora una garanzia di diritto alla salute, come è sancito dalla nostra costituzione all’art. 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

hund, frau und mann haben spassIn che senso “l’attività sportiva tutela la salute della collettività”?

Ci sono migliaia di pagine di ricerche scientifiche che dimostrano che un euro investito nello sport restituisce – in termini di salute e benessere nel tempo – un risparmio di almeno quattro volte superiore alla società.
Oggi abbiamo il 30% di sovrappeso o obesità tra i minorenni, che di conseguenza sviluppano patologie croniche che il sistema sanitario deve poi curare per decenni.

Lo dice anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità  che l’attività motoria è meglio di un farmaco. In alcune regioni, come Emilia Romagna e Toscana, sono già abbastanza avanti: i medici di base prescrivono dal ricettario l’attività fisica regolare, invece che imbottire di farmaci i sedentari

Lei parla spesso di “cultura del movimento”: come si opera negli altri Paesi?

In Finlandia, in generale nel Nord Europa, e nei Paesi anglosassoni ci sono molte più opportunità per tutti: lì il sistema educativo è migliore: dalla danza per le persone anziane alla bici, ai gruppi di camminata.
Per questo ripeto sempre che occorre affermare definitivamente una cultura del movimento, soprattutto nella fascia molto giovane e in quella di mezza età o anziana. Bisogna fare in modo che nasca questa passione per un corpo che sta bene muovendosi ogni giorno.

Come si possono conciliare dimensione dilettantistica e professionistica dello sport?

I due asset (dilettantismo e professionismo) sono entrambi importanti e hanno la propria dignità.
Le grandi manifestazioni sono espressione di uno sport di vertice che ha una sua importante ricaduta: quando Alberto Tomba vinceva eravamo tutti sciatori, quando vinceva Luna Rossa eravamo tutti velisti…

 


Sul piano economico oggi il costo sportivo è praticamente tutto a carico delle famiglie, in parte defiscalizzabile.

Indicativamente è così, ma le famiglie sostengono in parte i costi di gestione e i rimborsi spese di allenatori che fanno tutt’altro mestiere.
Costoro, per passione, si dedicano a tenere in piedi le società.

Le cose possono andare avanti così, qui bene o là male, ma una sana interazione tra associazionismo privato e sport è stata messa in crisi da chi ha sfruttato le sponsorizzazioni sportive per ottenere vantaggi fiscali non proprio leciti.

 

 

Torino è presente sulla “mappa dello sport mondiale”?

PLa-nazionale-italiana-di-pallavolo-maschile-impegnata-agli-Europei-2013er il mondo sportivo internazionale Torino ha una importanza enorme: essere stata città olimpica è un valore inestimabile; le Olimpiadi Invernali del 2006 hanno addirittura improntato la trasformazione della città nel corso degli ultimi vent’anni.

Cosa deve fare un buon assessore alla sport in una città di media grandezza? Qual è il migliore assessore allo sport che ha mai conosciuto in giro per il mondo?

Un buon assessore deve tenere un occhio alla dimensione internazionale – e qui siamo a posto, perché di grandi eventi ne abbiamo avuti ed è stato fatto un ottimo lavoro su questo.
Ma oggi un assessore allo sport gioca anche sul campo di sport e salute: è vero, la salute è una competenza regionale, ma la qualità complessiva della vita di un cittadino è un compito delle città.
Il modello ideale di assessore è quello nordeuropeo. Anzi, ho conosciuto dei Primi Ministri che prima di tutto erano degli sportivi. Intendo dire: lo praticavano! E oltre ad amministrare bene il settore erano anche in ottima salute.

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