Mauro Salizzoni sceglie Progetto Torino

3 giugno 2016 Interviste
Mauro Salizzoni sceglie Progetto Torino

Ospedale Molinette, primo piano, una segretaria sorridente: Mauro Salizzoni nel suo ufficio sta preparando la giornata di lavoro. “Tra dieci minuti devo essere in sala operatoria, ma c’è il tempo per dire un paio di cose“. Mauro Salizzoni ha deciso di sostenere Progetto Torino con il suo prestigio e la sua passione civica: da sempre a sinistra, sulla scrivania una fotografia del Che, il professore di Chirurgia generale è un luminare di fama internazionale nel ramo di trapianti.

“Ci tengo ad avere una sinistra vera, realistica, concreta. Che agisce sui processi. Non voglio che il candidato del centrosinistra sia trascinato in un eccessivo moderatismo: non si devono perdere i valori tradizionali della nostra area”.

Siamo ai giorni finali della campagna elettorale, ed il voto peserà fin dal primo turno.

Dobbiamo calcare i toni sugli aspetti più puri della coalizione di centrosinistra. Devo essere sincero, il PD non sta facendo il suo dovere fino in fondo, non lo fa per niente. Non condivido l’operato di Renzi, che mi pare stia personalizzando un po’ troppo le sue azioni di governo. Io voglio prendere una posizione di sinistra che sia realistica e non velleitaria.
La sinistra deve influire nelle decisioni concrete, essere ascoltata nelle istituzioni. Progetto Torino è questa sinistra capace di governare e rappresentare istanze che sento mie, una lista in grado di portare il peso, la forza e le idee di sinistra nella coalizione per Torino.

È stato fatto abbastanza negli ultimi 5 anni dalla giunta Fassino?

Lamentarsi dell’amministrazione degli ultimi 5 anni è strumentale e ingiusto. Ci si dimentica che a ben vedere Torino di fatto si è impoverita, dalla FIAT in giù.
Eppure è stata capace di mantenersi all’onore del mondo. Soprattutto, non ha vissuto laceranti conflitti sociali.

Mauro Salizzoni Progetto Torino

Mauro Salizzoni Progetto Torino

Quale è stata la ragione, secondo lei?

I conflitti sociali, lo abbiamo visto ai notiziari, nelle grandi metropoli europee sono esplosi in maniera evidente: Londra, Parigi e non solo.
Qui, nonostante una grave sofferenza oggettiva, sono stati gestiti, e non è poco. Il motivo è semplice: gli investimenti e i servizi di welfare sono stati mantenuti ad un livello accettabile. Il massimo possibile, date le contingenze.

Come vede l’evolversi delle politiche sanitarie?

Dopo le giunte Ghigo-Bresso-Cota si è deciso di iniziare a prendersi cura… di chi si prende cura. Gli ospedali sono tornati ad essere un argomento attuale, e il progetto della Città della Salute è fondamentale. Finalmente ci si è arrivati e c’è un accordo in proposito.
Ora uno dei miei grandi terrori è che il progetto possa cadere: se la sinistra non può dire la sua, alcune lobby avran gioco facile a prevalere. Lobby che privilegiano il privato al pubblico.
C’è chi vuole una Città della Salute da 600 letti e c’è chi lo vuole da 1100 letti: ovviamente la cifra giusta è la seconda, per un ospedale all’avanguardia su tutte le specialità.
Torino vuole, può e quindi deve essere un centro di riferimento per la sanità. Una forza chiaramente di sinistra che si differenzia dalle altre forze della coalizione è importante per rinforzare questo genere di istanze.

Una curiosità: perché ha in studio anche la foto di Coppi e Bartali che si scambiano la borraccia?

Correvo in bicicletta, sono un patito del pedale, mi basta vedere 10 biciclette e mi emoziono. Tra l’altro, ho visto che state lavorando sul Motovelodromo, un bel progetto: al Velo io ci correvo, ci ha corso anche mio figlio. Mi piace pensare che qualcuno sia tornato a prendersene cura.

Quindi, tirando le fila, lei voterà Progetto Torino?

Non solo voterò per Progetto Torino e per Gianguido Passoni, ma invito gli amici a fare come me. Io credo nel peso che può esercitare questa lista per influenzare le politiche sociali nella giusta direzione. Quello della tutela della salute dei cittadini, dell’uguaglianza, della giustizia sociale.

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