5 punti per cambiare

La storia della nostra città coincide con le battaglie della sinistra: i diritti, la solidarietà e la giustizia sociale a Torino sono di casa. Ma ci sono diversi modi di essere sinistra: si può scegliere di fare mera testimonianza oppure si può scegliere di continuare ad incidere sulla storia della nostra città.

Noi non abbiamo dubbi, lavoreremo per portare avanti la stagione di governo del centrosinistra, una stagione che ha ridefinito il volto e la vocazione di Torino.

A dieci anni dalle Olimpiadi abbiamo il dovere di aggiornare quella visione, di costruire una città che sappia affrontare il futuro con coraggio, forte della qualità del lavoro svolto in questi anni. Vogliamo scrivere nuove pagine della storia di Torino. Pagine di apertura al mondo, di vivibilità, di opportunità.

5 punti per Torino

 

La città che respira meglio
Torino è una città sempre più apprezzata in Europa e nel mondo, ma troppo spesso è la qualità della sua aria – e non la sua bellezza – a lasciare senza fiato. Il tasso di PM10 deve diminuire: attraverso l’efficientamento energetico degli edifici pubblici, un investimento sulla mobilità alternativa pubblica (il trasporto su ferro e gli autobus a zero emissioni) e privata (biciclette), una più intelligente logistica dell’ultimo miglio. Servirà poi una rivoluzione nella gestione dei rifiuti: su questi temi, non accetteremo compromessi.

Queste scelte sono in grado di creare buona occupazione, basata sul modello di sviluppo dell’economia circolare: un’economia capace di auto-rigenerarsi, che sappia trarre il massimo dalle risorse già presenti nella nostra città.


2 (1)La città della conoscenza
Un sistema scolastico forte è il miglior antidoto contro la disoccupazione e l’arretramento di un territorio, per questo Torino deve continuare a rafforzare le sue politiche educative. Nuovi nidi, scuole per l’infanzia e ludoteche: solo così ci saranno pari opportunità lavorative tra uomini e donne. Rilanceremo l’attività di contrasto alla dispersione scolastica con percorsi individualizzati: le nostre scuole sono già multietniche, noi dovremo valorizzare i talenti di tutti. Torino Città Universitaria sarà il motore dello sviluppo della città: Torino deve attrarre i giovani talenti per vivere e lavorare. Dopo il raddoppio di GM, ora è il momento di osare di più. Il distretto automotive torinese deve candidarsi a nuove avanzate produzioni nel campo delle motorizzazioni ecosostenibili.

Queste scelte sono in grado di creare buona occupazione per i lavoratori della scuola pubblica, per l’indotto generato dagli studenti universitari, per le nuove imprese che nascono dagli incubatori, per le aziende del territorio che possono contare su lavoratori con grandi competenze.


La città della cultura diffusa
La nuova vocazione culturale e turistica di Torino oggi è ancora troppo legata agli eventi e alle zone centrali della città. La prossima sfida sarà dare spazio a proposte di produzioni indipendenti, con nuovi programmi che coinvolgano anche le aree periferiche della città. Gli immobili dismessi possono attrarre artisti, mentre i luoghi simbolo di cultura, come le librerie nei quartieri, dovranno essere sostenute con sgravi fiscali.

Queste scelte sono in grado di creare buona occupazione perché diffondono sul territorio i benefici della nuova vocazione della città, proteggono le realtà culturali di periferia e attraggono i creativi che scelgono la nostra città come luogo di produzione.


La città che lotta contro la povertà
È il momento di riscrivere le politiche di welfare e di farlo co-progettando insieme a imprese, cooperative sociali e associazioni volontaristiche. Dovremo porci due obiettivi: aiutare chi soffre e – soprattutto – prevenire le povertà di domani. Prossimità è la parola chiave del nuovo welfare: una rete di protezione attorno alle persone che soffrono. La potremo realizzare solo con un’alleanza tra servizi sociali, medici di base, farmacie e privato sociale, con particolare attenzione agli anziani della nostra città.

Queste scelte sono in grado di creare buona occupazione perché la collaborazione tra  servizi sociali e privato sociale farà rifiorire il welfare della Torino di domani.


La città giusta, dal centro alla periferia5 (1) Troppe case vuote e troppe persone senza casa, troppi centri commerciali, troppe automobili. Le periferie sono un luogo sociale e quindi possono essere ovunque, non necessariamente ai confini delle città: è compito della sinistra lavorare per farle rivivere. Il nuovo sviluppo urbanistico si dovrà ispirare a princìpi chiari: stop al consumo di suolo e precedenza al riuso delle aree e degli immobili dismessi, priorità alla mobilità ciclabile e una nuova linea di metropolitana che intercetti flussi di traffico in entrata alla città. Dobbiamo valorizzare le aree verdi e collinari in ottica turistica e sportiva. Il salotto buono di Torino ha già avuto le attenzioni di cui aveva bisogno, e aspetta ancora due progetti strategici: la pedonalizzazione del nuovo quartiere della cultura e la riqualificazione del distretto archeologico. D’ora in poi, però, le risorse andranno spostate in periferia.

Queste scelte sono in grado di creare buona occupazione: il settore dell’edilizia può crescere concentrandosi sul riuso, le riqualificazioni e il recupero di monumenti ed edifici storici. Così, anche il turismo ne gioverà.

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